Novità: insegnanti, quarantena e luce in fondo a tunnel

Da oggi 1 marzo  prendono il via le vaccinazioni della popolazione budriese per i nati tra il 1937 e il 1941 e quelle rivolte al personale scolastico docente e non docente. Per questa categoria, in questa prima tranche sono soltanto nell’ordine di una ventina le dosi per ciascuno dei 14 tra medici di medicina generale e pediatri del territorio destinate ai propri pazienti. Si parla quindi di circa 300 dosi complessive che serviranno a coprire parte dei docenti e non docenti tra Budrio capoluogo e frazioni. I medici di medicina generale cominceranno a chiamare gli insegnanti che si sono registrati nei giorni scorsi e fisseranno loro un appuntamento in ambulatorio per la vaccinazione. Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare altre dosi per completare le somministrazioni. Sfoglia  l’elenco di medici di medicina generale e pediatri di Budrio, con i loro recapiti

Cambiano le regole della quarantena

Con la nuova ordinanza regionale le regole della quarantena diventano più rigide. Se fino a ieri ai contatti stretti con positivi era consentito uscire dopo 10 giorni con tampone molecolare o rapido negativo o, in assenza di tampone e di sintomi, dopo 14 giorni,  da oggi la chiusura della quarantena può essere effettuata solo dopo 14 giorni con test molecolare negativo. Inoltre, non potrà essere più essere interrotto l’isolamento del caso confermato dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi ma dovrà proseguire fino all’effettuazione di un test molecolare con risultato negativo.

Scuola di nuovo in DAD

Le restrizioni introdotte sono le stesse previste dall’ordinanza in vigore nei comuni del Bolognese: no agli spostamenti, anche all’interno del proprio comune, e anche per visite a parenti e amici, se non per motivi di salute, lavoro e comprovate necessità, e limitazioni alle lezioni in presenza, sul modello di ciò che in sostanza avviene in zona rossa. Da martedì 2 marzo, quindi, l’attività didattica si svolgerà esclusivamente a distanza per tutte le scuole di ogni ordine e grado e per l’Università, mentre rimarrà in presenza per i servizi educativi 0-3 anni e le scuole d’infanzia.

Le prospettive vaccinali per le prossime settimane

Nella lotta alla pandemia ci sarà un vaccino in più il Johnson&Johnson,  e ha una caratteristica molto importante: ha un’unica somministrazione.gli Stati Uniti l’hanno appena approvato e in Italia appena l’agenzia europea del farmaco darà il via alla sua distribuzione (l’autorizzazione dovrebbe arrivare l’11 marzo, quindi il vaccino arriverà a iniziò aprile). La Johnson&Johnson ha firmato un accordo di prelazione con l’UE, con 27 milioni di dosi destinate all’Italia. Questo vaccino, oltre ad essere monodose, ha il vantaggio che non necessita di una catena del freddo impegnativa, perché si conserva in un comune frigorifero. In attesa di questo vaccino, l’obiettivo del nuovo governo e di aumentare il numero quotidiano di vaccinazioni, con 19 milioni di dose al mese a partire da fine marzo. Per fare questo, l’intento è coinvolgere i 300 mila volontari della Protezione Civile per arrivare a 500mila vaccinazioni al giorno. Avrebbe quindi una nuova chiave di lettura la nomina di Fabrizio Curcio al vertice della Protezione civile.

Una prima dose a tutti, per recuperare due milioni di dosi?

Vi è anche la possibilità, di cambiare  il piano vaccinale in attesa dell’arrivo di questi nuovi vaccini. Una prima dose a tutti, per recuperare due milioni di dosi. Del resto, lo abbiamo visto: la strategia dell’Inghilterra di fornire a tutti la prima dose pare stia funzionando e in Italia non ci possiamo permettere di perdere altro tempo con le vaccinazioni, perché le varianti del virus sono sempre più pericolose. E nemmeno possiamo rimandare sine die  la ripresa economica, perché più aspettiamo più i risvolti sul piano sociale saranno drammatici. Queste, in sintesi, le motivazioni alla base del cambiamento di passo che Mario Draghi e Il Ministro Speranza si hanno ipotizzato  di imprimere al piano vaccinale.

Un dietro-front rispetto al modello consigliato da Ema, l’agenzia europea per i medicinali, e finora condiviso dai 27 Paesi europei.In pratica, anziché conservare la seconda dose, come è avvenuto finora, si tratterebbe di accelerare la somministrazione della prima dose a una più ampia platea  di popolazione.

E poiché ci sono studi scientifici che dimostrano l’efficacia della monodose, Draghi si è convinto che questa strada si possa percorrere, anche se dovrà essere la comunità scientifica ad avere l’ultima parola su questa decisione. Ad esempio, il vaccino di  di AstraZeneca prevede il richiamo dopo tre mesi e quindi al momento vengono fatte solo prime dosi e si spera che quando sarà il momento della seconda le disponibilità siano superiori. Diverso è per il richiamo dei vaccini a Rna messaggero, cioè quello di Pfizer e quello di Moderna, per i quali la seconda dose va somministrata tre settimane dopo la prima.

Tecnicamente l’Italia non violerebbe alcuna regola europea, perché l’Ema ha fornito raccomandazioni e non imposizioni, ma Bruxelles ricorda che le linee guida europee raccomandano la strategia della doppia dose perché non ci sono studi validati dall’Ema sull’efficacia della singola iniezione senza richiamo nei tempi stabiliti.

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