Treni d’amore, intervista a Maurizio Garuti

Maurizio Garuti, grazie per essere qui con noi oggi a parlare del tuo ultimo romanzo, Treni d’amore, un  intreccia storia, suspense e sentimenti. Puoi parlarci di cosa ti ha ispirato a scrivere questa storia?

L’ispirazione per questo romanzo è nata da una riflessione sul potere dei ricordi e su come il passato possa influenzare il nostro presente. L’idea del protagonista che viene turbato dalla vista di un necrologio e si immerge nei ricordi di una storia d’amore giovanile mi sembrava una trama potente per esplorare temi universali come il rimpianto, la colpa e la ricerca di redenzione.

Alfredo, il protagonista, vive un intenso amore con Anna durante la seconda guerra mondiale. Come sei riuscito a rendere autentica questa relazione nel contesto storico dell’epoca?

Per creare un senso di autenticità, ho fatto molte ricerche sul periodo storico, in particolare sugli anni della guerra e i bombardamenti in Italia. Volevo che il contesto fosse realistico per dare profondità alla storia d’amore tra Alfredo e Anna. Ho cercato di far emergere le difficoltà e le emozioni che i giovani dell’epoca potevano sperimentare, aggiungendo dettagli che potessero far sentire i lettori immersi in quel periodo.

Il personaggio di Alfredo è molto complesso, diviso tra il senso di colpa e il desiderio di riscattarsi. Come hai sviluppato questo personaggio?

Alfredo è un personaggio con molte sfaccettature. Ho voluto esplorare come un evento traumatico possa influenzare una persona per tutta la vita. Il suo senso di colpa e il desiderio di riscattarsi attraverso l’arte sono il cuore della sua evoluzione. Ho lavorato molto sui suoi sentimenti e sul suo percorso di crescita personale, cercando di renderlo realistico e umano.

Nel romanzo compaiono anche altri personaggi di rilievo, come il pittore Giorgio Morandi. Che ruolo giocano questi personaggi nella storia?

I personaggi secondari, come Giorgio Morandi, sono fondamentali per arricchire la trama e dare maggiore profondità alla storia di Alfredo. Morandi, in particolare, rappresenta un legame con il mondo dell’arte che Alfredo cerca di esplorare per redimersi e trovare un nuovo scopo nella vita. Questi personaggi aiutano a creare un intreccio più complesso e a sviluppare ulteriormente il protagonista.

Il romanzo culmina con un colpo di scena a Parigi. Senza rivelare troppo, cosa puoi dirci su questo finale?

Posso dire che il finale a Parigi è il culmine di tutto il percorso di Alfredo. È un momento di rivelazione e risoluzione che lega tutti i fili della trama. Volevo che il lettore rimanesse sorpreso, ma anche soddisfatto della conclusione della storia. È un finale che spero riesca a chiudere il cerchio emotivo del romanzo.

Hai una lunga carriera sia come scrittore che come autore teatrale. Come influenzano queste due forme di scrittura il tuo lavoro?

La scrittura teatrale mi ha insegnato l’importanza del dialogo e del ritmo narrativo, elementi che cerco di portare anche nei miei romanzi. La costruzione dei personaggi e delle situazioni teatrali mi ha aiutato a creare storie più vivide e coinvolgenti. Viceversa, la narrativa mi permette di esplorare in modo più approfondito i pensieri e le emozioni dei personaggi, cosa che arricchisce anche la mia scrittura teatrale.

C’è qualcosa che vorresti aggiungere per i tuoi lettori?

Vorrei ringraziare i lettori per il loro continuo supporto e invitarli a immergersi in questa nuova storia con la speranza che possano trovare emozioni e riflessioni che risuonino con la loro esperienza personale.


Maurizio Garuti è scrittore e autore teatrale. Fra i suoi lavori: Parole come virus (Sperling & Kupfer, 1994); Donne e ricette (Grafiche dell’Artiere, 2000); Donne e amori (Diabasis, 2001). Con Diabasis ha pubblicato nel 2001 il suo primo romanzo, Fantasmi di pianura. Per il teatro ha scritto La casa dei ferrovieri, testo vincitore del Premio Riccione e del premio IDI. Negli ultimi anni ha scritto spettacoli teatrali per l’attore comico Vito, prodotti dal Teatro Arena del Sole di Bologna e raccolti nel volume Vito e le donne.

Esportatore di storie e personaggi locali, ha scritto per Minerva Storie di vita e di bottega. San Giovanni in Persiceto nei racconti dei suoi negozianti ‘storici’ (2005), La generazione che non toccò il cielo. Storie di vita e di passione politica nella pianura bolognese (1970-2000) (con Fausto Anderlini, 2008), La terra e l’acqua (2008), Le storie dello zucchero. Vicende e personaggi dello zuccherificio di San Giovanni in Persiceto (1969-2004) (2009), Fratelli d’Emilia (2013), Via Barberia 4 (2014), Nonostante tutto (con Aldo Bacchiocchi, 2015), Melodramma (2016), La voglia di sognare ancora (con Franca Scagliarini, 2018), La voce dell’acqua, Il cuore delle donne, Pagine ad alta voce, Lontano da Padre Marella, Il segreto della Cavallina storna. Un’altra verità sull’omicidio Pascoli (2019), Il cuore delle donne, Pagine ad alta voce, Fuga in campagna, Ritratto segreto di Giuseppe Dozza, Il lungo inverno, La colpevole, La solitudine di Carlo Alberto. I Pizzardi una saga familiare, Il caso Cianciulli e l’ultimo Treni d’amore.

Ha curato i testi dei volumi L’oasi di Campotto e Vallesanta. Le Valli di Argenta (di Sergio Stignani, 2005), Non solo tagliatelle. A tavola con Cesarina Boschi (2010), E la vita va (di Arnaldo Pettazzoni, 2011), Due soldi di cioccolata. Vita, amore e passione partigiana di una donna d’Emilia (di Eleonora Sambri, 2012), Un’idea di Molinella (2013).

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