Nicola Crocetti a Budrio con la sua Odissea

Questa sera, nell’ambito del Festival di Culture del mondo e all’interno della bella cornice di  Piazza Antonio da Budrio trasformata per l’occasione in un salotto letterario, Budrio Estate ospiterà Nicola Crocetti, giornalista ed editore, nonché traduttore della famosa Odissea, il poema del cretese NiKos Kazantzakis pubblicato nel 1946 e tradotto in italiano nel 1955, che sarà presentato nel corso della serata. Leggerà brani dell’opera il giovane attore budriese Filippo Lanzi.
L’Odissea di Kazantzakis – pubblicata nel 1938 – è un poema molto articolato – 24 canti per un totale di 33.333 versi – che occupa quasi ottocento pagine, la cui traduzione ha richiesto sette anni di lavoro a Nicola Crocetti.
Nato a Patrasso nel 1940 da madre greca e padre italiano, milanese di adozione, Crocetti è, oltre che traduttore (è lui ad averci fatto conoscere le opere dei massimi poeti greci contemporanei), uno dei più importanti editori italiani di poesia.

Nel Novecento, il personaggio di Ulisse è stato al centro di varie rivisitazioni. La più famosa è certamente quella di Joyce, che esce nel 1922, tre anni prima che Kazantzakis dia inizio alla sua Odissea. Tra i due “rifacimenti”, comunque, le distanze sono notevoli: mentre Joyce – come sappiamo – trasferisce le vicende dell’eroe nella contemporaneità, e le concentra in una sola città, in una sola giornata, abbassandole e in parte parodiandole, il poeta cretese concepisce il suo poema come una diretta continuazione ed espansione delle avventure di Ulisse, mantenendo e anzi potremmo dire intensificando il tono epico-sublime dell’originale.
La narrazione di Kazantzakis riprende  dalla irrequietezza di Ulisse una volta tornato a Itaca. Nella sua terra, finalmente raggiunta e riconquistata, l’eroe non si sente appagato ed è mosso da un irrefrenabile impulso a liberarsi di ciò che è consueto e convenzionale, a trasgredire sistematicamente le prevedibili virtù di un figlio, di un padre, di uno sposo, di un amico. È un eroe amorale, se non antimorale, paradossalmente “fedele” alla “santa infedeltà”, che celebra nei versi citati come “la virtù più fertile al mondo”.
Ecco alcuni versi del Canto XVI, in cui è Ulisse a parlare:

La patria mi stava stretta, sentivo oltre le sue rive

altre patrie dagli occhi ridenti, altre anime carnose,

tristezze e gioie di ogni sorta, fratelli e sorelle,

che sedute sulle rive aspettavano il mio ritorno!

Che tu sia benedetta, vita, per non essere rimasta

fedele a un solo matrimonio, come una donnicciola;

è buono il pane del viaggio e l’esilio è miele,

per un istante eri felice, godevi ogni tuo amore,

ma presto soffocavi, e a ogni amante dicevi addio.

Anima, la tua patria è sempre stata il viaggio!

La virtù più fertile al mondo, la santa infedeltà,

segui fedele tra risa e pianti, e più in alto sali!

Nicola Crovetti è il vincitore del Premio Passaggi 2020 per avere ideato e pubblicato, dal 1988, la rivista mensile Poesia. La rivista, pubblicata per 32 anni e 4 mesi, oggi è diventata un prodotto delle librerie, perché sia la casa editrice che la rivista sono state acquistate dal gruppo Feltrinelli.

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