Lucco, il guardalinee a cui tutti volevano bene

Se n’è andato un altro “ragazzo” del San Gaetano al quale tantissimi budriesi legati al mondo dello sport hanno voluto bene. Si chiamava Mario Zuppiroli, ma era conosciuto come “Lucco”, l’appellativo che gli avevano affibbiato i “cinnazzi” della squadra del Budrio Calcio negli anni ‘70. Era uno dei tanti bambini sfortunati che, dopo essere stato colpito da una delle forme più gravi di poliomielite, viene abbandonato dalla madre e finisce in orfanotrofio. La malattia di Lucco gli aveva lasciato una gamba più corta e aveva compromesso anche la sua capacità di parola. Purtroppo, negli anni ‘50 per finire in manicomio bastava un disturbo comportamentale o un ritardo psico-motorio, così dall’orfanotrofio lo trasferiscono all’ospedale psichiatrico di Imola, poi di Lugo e infine a Budrio, al San Gaetano. Qui le porte sono già aperte da anni, da quando il dottor Benedetto Orsoni, anticipando la rivoluzione della legge 180 del ‘78, aveva trasformato l’istituto psichiatrico da luogo di contenzione e segregazione a struttura aperta, dove i “suoi ragazzi” potevano uscire e trovare nella comunità relazioni amichevoli e inclusive. A Lucco basta poco. È ancora giovane, gli piace lo sport e incomincia a andare a vedere, al di la della rete, gli allenamenti dei ragazzini del Budrio Calcio. È Moreno Mantovani a notarlo e a chiedere al mister, Enrico Masi, di farlo entrare. Il mister non ha nulla da obiettare e da quel momento Lucco diventa amico di tutta la squadra: è buono, bravo e servizievole. Per farsi benvolere, pulisce gli spogliatoi, si dà da fare nella manutenzione del campo fino a guadagnarsi il ruolo di accompagnatore della squadra e di guardalinee. Moreno si affeziona e lo porta nella prima pizzeria di famiglia di Via Garibaldi, dove alcuni anni dopo arriverà il Bar Elle ’70 e oggi c’è il Ristorante Centro Storico. Così Lucco inizia ad aiutare in pizzeria, gli assegnano tre compiti: lavare i vetri, pulire il pavimento e riempire il frigorifero. Per lui conquistare la fiducia di una famiglia che lo accoglie come uno di loro è un sogno ad occhi aperti. Via via, col passaparola, oltre ai compiti della pizzeria, troverà altri lavoretti nei negozi del paese e, dopo il calcio, lo chiameranno anche a dare una mano nella palestra del Piazzale della Gioventù durante le partite di basket. Ha ormai conquistato la propria autonomia, anche economica, ed è pronto per uscire dalla struttura. Il Comune gli assegna un piccolo appartamento in via Garibaldi. Continuerà a fare il guardalinee fin quando i “cinni” del Budrio Calcio saranno ormai ventenni e questo ruolo diventa federale. Da allora, passerà alla squadra degli “amatori” e riceverà persino un riconoscimento dalla federazione. La sua storia è un bell’esempio di inclusione e di riscatto anche se purtroppo senza un lieto fine. Cinque anni fa cade da una scala e rimane paralizzato. Lo trasferiscono presso la struttura del San Domenico, dove la famiglia di Moreno, fino ai suoi ultimi giorni, continuerà a fargli visita come a un proprio caro.
Ciao Lucco. Se esiste il paradiso tu te lo sei meritato e sarai già lì in posizione di guardalinee.
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