L’arte popolare di Roberto Barbato e Diego Poloniato

di Alessandro Molinari Pradelli

Silvia e Pierluigi Majani hanno trovato uno spazio degno, nel contesto di “Primaveranda”, per allestire questa piacevolissima mostra con opere di due grandi artigiani-artisti della terracotta nazionale: Roberto Barbato (Campania) e Diego Poloniato (Veneto), tanto distanti nelle nascite, quanto esplosivi durante le espressioni artistiche.

Per Barbato parliamo di estro naturale e di capacità creativa smisurata, indescrivibile, perché serena, naturale, vivace come il respiro.

Nativo di Napoli, arriva a Bologna a circa 13 anni, giovanissimo.

Invogliato e portato ad esprimersi con il disegno, con quest’arte inizia proseguendo nella pittura.

Ma dopo un viaggio in Puglia, alla giusta età di 45 anni, conosce e s’innamora della terracotta, condividendone la libertà creativa.

Capace e pronto d’arricchire le sue ambientazioni con mille particolari. Da allora prosegue con entusiasmo, dove l’abbondanza è il prototipo delle sculture, servendo all’autore per accompagnarlo nel lavoro e al lettore per ritrovarsi nel senso positivo della vita, nell’ottimismo; anche se lì, sdraiato, Scarpia espelle l’ultimo fiato dopo la pugnalata di Tosca.

Soggetti che provengono dalla passione per la musica lirica, ma soprattutto dalla natura, dove trova sempre un filo conduttore fatto di ambiente vissuto, quando i colori a crudo si fondono sapienti, provocatori, felici.

Per Poloniato parliamo di sculture che lavorano terre  di varie coloriture, cotte a oltre 1000°, dove gli effetti cromatici sono tipici dell’arte sua.

Fischietti, “cuchi” e “arcicuchi” in Veneto, che vivono le tradizioni secondo le località, gli usi, le feste, come quella del 25 aprile o la Festa degli Innamorati, quando lui regala a lei un fischietto in pegno d’amore.

Diego, dopo il diploma di Maestro d’Arte conseguito a Nove di Bassano, suo paese d’origine, inizia nel lavoro creativo sotto gli occhi vigili del padre Domenico, che ebbi la fortuna di conoscere.

Da allora tanti premi, tanti riconoscimenti, tante mostre nei centri prestigiosi di Caltagirone, Rutigliano, Bassano del Grappa, Nove, Canove di Roana, Padova, Moncalieri, Asolo, Ronco Biellese, Muzzana del Turgnano, Matera:

pezzi unici, che divertono sempre sia grandi che piccini, con i quali ha lavorato la terracotta in laboratori scolastici per ceramica e fischietti.

Io, collezionista di vecchia data, lo seguo in silenzio e lo ammiro nell’arte sua, vera, profonda, emozionante.

Pezzi unici, li ho bene nel ricordo, dai totem agli alberi della vita, dall’estroso Don Chisciotte accompagnato da Sancho, infine guerrieri e soldati napoleonici.

Questa simpatica mostra lega in amicizia i due artisti, appositamente distanti nei soggetti, nella realizzazione, nei colori, assolutamente vivaci e fusi nell’impegno creativo.

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