Il titolo nasce da un gioco di parole semplice e immediato, ma anche da un’idea precisa: trasformare il cognome dell’autore in una dichiarazione di presenza. Grassimostra, infatti, contiene già tutto il senso dell’operazione: Grassi si mostra, con quel “si” evidenziato in rosso a sottolineare, quasi con discrezione, il passaggio dal guardare al farsi guardare.
Dopo anni trascorsi dietro l’obiettivo, Giorgio Grassi ha sentito il bisogno di compiere un gesto diverso, quasi speculare rispetto al suo abituale modo di stare nel mondo: non più soltanto osservare, ma condividere lo sguardo costruito nel tempo. Un percorso fatto di immagini, incontri, attraversamenti.
Le fotografie esposte sono come aperture improvvise su frammenti di realtà. Ogni pannello diventa una finestra su un istante preciso: il silenzio di un paesaggio colto nella sua sospensione, oppure la forza inattesa di un volto incontrato per caso, magari in un luogo lontano, dove tutto appare più essenziale e più vero. Ne emerge una selezione personale, non sistematica, ma profondamente coerente nella sensibilità che la attraversa: quella di chi ha sempre cercato, con curiosità e attenzione, una bellezza spesso discreta, talvolta nascosta.

Non si tratta di un racconto ordinato o di una sequenza rigida. Grassimostra è piuttosto un invito a muoversi liberamente tra le immagini, lasciandosi guidare dal proprio passo, proprio come l’autore ha fatto nel suo cammino attraverso il mondo. Un cammino fatto di soste improvvise, di sguardi rapiti, di attimi che si sono lasciati fermare solo per un istante.
In questo percorso emerge anche una riflessione più ampia sul senso stesso del fotografare. Una fotografia, sembra suggerire questa raccolta, non nasce mai soltanto da uno strumento tecnico. Si compone piuttosto di stratificazioni invisibili: i libri letti, le immagini sedimentate nella memoria, la musica ascoltata, le persone incontrate, i luoghi attraversati. Tutto ciò che, lentamente, costruisce uno sguardo.
Come ricordava Ansel Adams, “Tu non fai una fotografia solo con la macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai ascoltato e le persone che hai amato.” Ansel Adams
Grassimostra è ospitata presso il Centro Sociale La Magnolia ed è visitabile negli orari di apertura del centro, dal 30 aprile al 24 maggio. Un invito a entrare senza fretta, a lasciarsi attraversare dalle immagini e, forse, a riconoscere in esse qualcosa che appartiene anche a chi guarda.