Centro sociale La Magnolia, in mostra le opere di Lorenza Mignoli

C’è un modo particolare di fare arte: non chiuderla in una galleria, ma portarla fuori, nelle strade, nelle piazze, nei luoghi che ogni giorno attraversiamo. E soprattutto fare in modo che a crearla siano anche i bambini – e non solo – perché possano un giorno passare davanti a un’opera e dire, con un certo orgoglio: «Questa l’ho fatta anch’io».

È questo il filo conduttore della mostra fotografica Budrio e la sua ceramica – Lorenza Mignoli, che Giorgio Grassi dedica alle opere nate dai laboratori di Lorenza Mignoli, in arte LoreMì, e realizzate negli anni insieme a bambini, ragazzi e cittadini. Le fotografie saranno esposte dal 29 agosto al 30 settembre alla Magnolia di Budrio e raccontano, attraverso lo sguardo del fotografo, un patrimonio di creatività che appartiene ormai al paesaggio della città.

Perché quelle opere hanno sì la regia di Lorenza, ma sono il frutto di tante mani. Mani piccole e grandi che hanno modellato l’argilla, sperimentato colori e forme, imparato una tecnica e, senza forse rendersene conto, costruito anche un rapporto diverso con il luogo in cui vivono.

L’arte che nasce dalle mani e torna alla città

Lorenza è artista, artigiana e insegnante. Giovanissima ha fondato La Bottega Ceramica, il suo laboratorio artigianale a Budrio, dove arte e artigianato si incontrano. Dal 2006 porta la ceramica nelle scuole, coinvolgendo bambini e ragazzi in percorsi che hanno un traguardo particolare: trasformare le loro creazioni in opere destinate agli spazi pubblici.

È nata così una sorta di galleria d’arte a cielo aperto, disseminata per la città: dall’Albero delle Ocarine all’Asilo Nido Aquiloni, dalla Fontana dei Diritti alle panche in muratura Mille Bolle d’Ocarina. Progetti nei quali i bambini non sono semplici spettatori, ma diventano davvero autori.

E c’è una differenza importante. Quando un bambino passa davanti a un’opera e può dire «questa l’ho fatta anch’io», quel pezzo di città non è più soltanto un elemento dell’arredo urbano. Diventa qualcosa di personale. Un luogo al quale si è contribuito e che, proprio per questo, si impara a riconoscere, amare e rispettare.

È forse questo il risultato più prezioso del lavoro di Lorenza: far diventare artisti i bambini e, attraverso l’arte, cittadini più consapevoli.

«Insegnare, trasmettere quello che so fare, è sempre stato in me un movimento spontaneo», racconta Lorenza. «Fin dall’inizio della mia attività, avevo forse 22 anni, cominciai ad andare nelle scuole e a mettere argilla in mano ai bambini». Un’esperienza che negli anni si è allargata agli adulti e alle persone con necessità particolari, perché, spiega, «creare con le proprie mani, lavorare “di fino” con la fiducia di riuscirci, fa stare bene tutti».

Il percorso è arrivato anche oltre Budrio: nel 2016 Lorenza ha collaborato con una scuola di Arrone, in Umbria, alla realizzazione di un grande murales in ceramica. E proprio attraverso la ricerca artistica, negli anni, la sua produzione ha preso nuove strade, come testimoniano le esperienze legate all’Ocarina e le successive mostre.

Ma la storia più recente è forse quella che meglio riassume il senso di questo lavoro. Dopo l’alluvione del 2024, nei laboratori curati da Lorenza, i cittadini hanno utilizzato l’argilla ricavata dal fango per modellare il proprio cuore. Sono nati così 150 “Cuori dal fango”, collocati nell’angolo interno della piramide di piazza della Repubblica.

Da ciò che aveva lasciato distruzione è nata un’opera collettiva. E quella parete continuerà a riempirsi nei prossimi mesi di colori, storie ed emozioni.

A documentare questo lungo percorso ci sono ora le fotografie di Giorgio Grassi. Il suo obiettivo si posa sulle opere, ma finisce inevitabilmente per raccontare anche chi le ha realizzate: i bambini, i ragazzi, gli adulti e una comunità che, attraverso l’argilla, ha lasciato piccoli segni di sé nella propria città.

Una mostra che non racconta soltanto delle belle opere ceramiche. Racconta un modo di fare comunità: mettere le mani nell’argilla per lasciare un’impronta nella città.

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