Il 21 agosto 1881 Budrio inaugurava la sua “casa della famiglia budriese”

Il 21 agosto 1881 Budrio era in festa. Quel giorno veniva inaugurato ufficialmente il nuovo Palazzo Comunale, risultato della trasformazione dell’antico complesso che comprendeva il Palazzo Benni e la Torre della Guardia, destinato a diventare la sede del Municipio. Una giornata solenne, ma anche popolare, con una grande festa, numerosi discorsi e un pranzo offerto dal Comune ai cittadini.

Tra gli oratori c’era anche Quirico Filopanti, il budriese passato alla storia per aver ideato il sistema dei fusi orari. Nel suo intervento pronunciò una definizione destinata a rimanere legata alla storia dell’edificio: chiamò il nuovo Municipio la “casa della famiglia budriese”. Un’espressione che raccontava bene il significato che quel palazzo avrebbe assunto nella vita della comunità.

Il complesso aveva però una storia ben più antica. La Torre della Guardia, oggi Torre dell’Orologio, risaliva al XIV secolo ed era stata la principale fortificazione del paese. A metà del Quattrocento, accanto alla torre era sorto un grande palazzo, prima dei marchesi Manzoli e poi della famiglia Benni, che nel 1678 lo cedette alle Serve di Maria, trasformandolo in convento.

 

Un po’ di storia del palazzo comunale

Dopo l’Unità d’Italia, il Comune acquistò l’edificio nel 1877 per farne la propria sede. Il palazzo era però in condizioni tutt’altro che decorose e fu così avviato un importante intervento di recupero, affidato all’ingegnere budriese Luigi Menarini. La torre, già rinnovata negli anni precedenti, e il palazzo furono trasformati secondo il gusto neogotico dell’epoca, con merli ghibellini e una nuova facciata. Le epigrafi sull’arco del voltone, dettate da Giosuè Carducci, ricordano proprio l’opera gratuita di Menarini.

Il cantiere ebbe anche un risvolto sociale: i lavori offrirono occupazione a numerosi artigiani budriesi. E il risultato fu un edificio che non cancellava del tutto il passato, ma lo incorporava nella nuova veste. Sulla facciata furono collocati anche sei grandi piatti di ceramica faentina, due dei quali originali, recuperati durante i lavori nell’antico convento.

L’interno sarebbe stato completato negli anni successivi. Alfonso Rubbiani, architetto e protagonista del recupero del patrimonio storico bolognese, progettò gli arredi lignei, le cancellate, le vetrate e la decorazione della Sala Consiliare. Il pittore Achille Casanova realizzò invece gli stemmi delle frazioni, immersi in un motivo vegetale ispirato agli steli della canapa, una delle colture che avevano fatto la fortuna dell’agricoltura budriese.

Ancora oggi, salendo lo scalone, si incontrano frammenti della storia di Budrio: le massime latine sul buon governo, gli stemmi delle frazioni, le epigrafi dedicate alla storia cittadina e, in cima, il leone marmoreo che regge lo stemma del Comune. Nella Sala Consiliare, gli stemmi raccontano a loro volta il territorio attraverso simboli legati alle sue caratteristiche e al suo passato.

E poi c’è l’orologio della torre, con il suo antico meccanismo ottocentesco, un tempo caricato a mano dagli orologiai budriesi e oggi conservato all’interno del palazzo.

Di fronte, quella che un tempo era Piazza Maggiore porta dal 1895 il nome di Filopanti. Al centro, dal 1913, il monumento a lui dedicato sembra quasi chiudere il cerchio di quella giornata di festa del 21 agosto 1881

Sono passati 145 anni, ma la definizione pronunciata da Filopanti conserva ancora una sua forza: il Palazzo Comunale non è soltanto un edificio storico, ma la casa di una comunità. Tra quelle mura Budrio ha raccontato e continua a raccontare se stessa, attraverso le sue conquiste e le sue difficoltà, le stagioni felici e quelle più difficili. Insomma, nel bene e nel male, la storia di Budrio passa anche da qui.

La foto (tratta da Budrio Casa nostra, di Fedora Servetti Donati – ed. 1993) del 1886, raffigura il palazzo comunale 5 anni dopo l’inaugurazione e la piazza Filopanti, allora denominata Piazza Maggiore
Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest