Una mostra sulla pasta curata da Alessandro Molinari Pradelli

Fino al 7 marzo, presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, sarà possibile visitare la mostra Pasta. Fresca, secca, colorata e farcita nei documenti dell’Archiginnasio. Curata dal nostro concittadino Alessandro Molinari Pradelli in collaborazione dei bibliotecari Rosa Spina e Michele Righini, la mostra è organizzata in 11 bacheche e 8 pannelli di approfondimento.

Si può visitare gratuitamente  dal lunedì al venerdì negli orari di apertura della biblioteca  9-19 (sabato e domenica chiuso) e anche in versione online: http://bimu.comune.bologna.it/biblioweb/mostra-pasta/

L’opera di ricerca e di indagine compiuta dai curatori sul patrimonio dell’Archiginnasio ha permesso di valorizzare documenti librari e iconografici che permettono di ricostruire e raccontare la storia della pasta, o meglio delle diverse forme con cui un piatto molto semplice – basta un impasto di acqua e farina – è stato servito sulle tavole nostre e dei nostri antenati.

L’artista budriese Augusto Majani, detto Nasica Tra le opere esposte incontreremo anche il budriese Augusto Majani, del quale Molinari Pradelli è esperto conoscitore. Il Majani, nel 1931, quando l’associazione La Famèja bulgnèisa celebra il quinto centenario delle tagliatelle, con la consueta inventiva e i celebri versi «tagliatini de pasta e conditura / da Zafiran trovati a sua fattura», assegna al cuoco bentivolesco Mastro Zafirano la palma di “inventore” delle tagliatelle, servite per la prima volta nel 1487 durante il banchetto per il matrimonio fra Annibale Bentivoglio e Lucrezia d’Este.

Dalla pastasciutta alla pastina in brodo La mostra spazia dalla pastasciutta, vero e proprio simbolo dell’italianità nel mondo e piatto ormai globale, alla pasta fresca (ripiena o meno) per la quale Bologna si è sempre distinta come punto di riferimento, passando per le pastine in brodo addizionate di glutine, tanto decantate nella prima metà del Novecento come ‘rinforzo’ per la crescita dei bambini e la guarigione dei malati.

Lo scopritore del glutine è bolognese  Forse non tutti sanno che lo “scopritore” del glutine è un bolognese, Jacopo Bartolomeo Beccari, insigne medico e fisico docente dell’Alma Mater, che nel 1728 illustrò le proprietà della sostanza in una comunicazione orale all’Accademia delle Scienze della nostra città (curiosamente pubblicata solamente nel 1745). La mostra gli dedica un pannello e consentirà inoltre di ammirare un pregevole ritratto settecentesco di Beccari.

Il tortellino è un  protagonista Un posto d’onore nell’allestimento naturalmente se lo ritaglia sua maestà il tortellino, di cui viene celebrata la nascita nel poemetto di Giuseppe Ceri  “L’origine del tortellino”: verrà esposta la prima edizione di questo testo, datata 1883, accompagnata da un disegno originale di Alessandro Cervellati.

In difèisa dla pasta sòtta Del grande illustratore sarà possibile ammirare anche un’altra opera che celebra “l’invenzione” delle tagliatelle da parte del celebre cuoco Mastro Zafirano nel 1487. Ma l’origine delle tagliatelle è controversa, se è vero che nel 1931 si organizza una cena per festeggiare il Quinto centenario delle tagliatelle celebrato in Bologna dalla Famèja bulgnèisa (come recita il titolo dell’opuscoletto illustrato pubblicato in questa occasione). Una cena presieduta, come testimonia una fotografia contenuta nell’opuscolo, dalla sagoma di cartone di Filippo Tommaso Marinetti, che solo pochi mesi prima,  nel Manifesto della cucina futurista, aveva tuonato contro le malsane abitudini alimentari italiche nel famoso proclama Contro la pastasciutta, a cui i bolognesi rispondono con il poemetto dialettale In difèisa dla pasta sòtta.

La pasta, piatto del popolo Proprio alla storia della pastasciutta la mostra dedica ampio spazio: nei testi di cucina cinquecenteschi esposti – compilati da Bartolomeo SacchiBartolomeo ScappiCristoforo Messisbugo e altri – la pasta è un piatto riservato alle mense dei nobili e che richiede lavorazioni complesse e sofisticate, nonché sorprendenti per le nostre abitudini alimentari. Ma nel secolo XVIII la pasta diventa il piatto del popolo, soprattutto a Napoli, dove i maccheroni vengono mangiati per strada direttamente con le mani e conditi solo da un’abbondante nevicata di formaggio. Alcune illustrazioni esposte, recentemente acquisite dall’Archiginnasio, testimoniano proprio questa abitudine, spesso associata al personaggio di Pulcinella, che proprio fra Sei e Settecento si afferma come simbolo della plebe partenopea e della sua insaziabile fame.

L’industria della pasta Ma fare una storia della pastasciutta significa anche ripercorrere le innovazioni tecnologiche che ne hanno permesso la produzione e la commercializzazione, dalla lavorazione artigianale – che prende le mosse proprio a Napoli e a Genova nel XVIII secolo – fino alla piena meccanizzazione raggiunta a fine Ottocento. La mostra propone, fra le altre, illustrazioni di macchine per impastare inventate da Michele Baracco Vermicellajo, presentate alla Società Patriottica di Milano, e dalla medesima premiate (siamo nel 1784) e un’edizione di quello che a inizio Novecento è il testo che sancisce il pieno sviluppo dell’industria pastaria, Industria del pastificio di Renato Rovetta.

La pasta si arricchisce di Erbe e vegetali Una sezione è dedicata anche agli alimenti vegetali che nei secoli hanno arricchito i piatti di pasta: i ripieni, i condimenti e gli elementi utilizzati per “colorare” l’impasto – l’ortica, lo zafferano – di cui gli erbari antichi offrono magnifiche illustrazioni.

La pasta nel fumetto  La sezione finale è dedicata a opere realizzate da alcuni artisti legati al mondo del fumetto – Altan, Francesca Ghermandi, Lucio Filippucci, Magnus, Giuseppe Palumbo – e che in parte sono state donate alla Biblioteca, in questa occasione, dagli autori stessi o dai loro eredi. Altan ha realizzato appositamente per la mostra il disegno di un uomo che “protegge” con sguardo accigliato il proprio piatto di spaghetti: sintesi perfetta dell’impossibilità – oramai non più solamente italiana – di rinunciare alla pasta.

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