Un ricordo di Cesare Veroli

di Chiara Rubbini

Mi è stato chiesto di scrivere un mio ricordo personale di Cesare Veroli, caro amico della mia famiglia da sempre. Ne sarò capace? Non lo so, ci provo, consapevole che sarà un ricordo parziale della sua persona, relativo solo al tempo in cui io l’ho conosciuto, ma lo faccio con gioia. Cesare se ne è andato all’improvviso una domenica mattina di febbraio, lasciando attoniti tutti coloro che lo conoscevano, ed in primis la sua famiglia. Ma tutti, proprio tutti, lo ricordano con un sorriso stampato sulle labbra, ed è questo, credo, la cosa che avrebbe voluto.

C’era una volta un gruppo di ragazzi nati negli anni 30 a Budrio (chi prima, chi dopo, ma poco importa). C’era. C’è sempre stato. E ancora ora c’è.

Quel gruppo di ragazzi e ragazze, come in un film di Pupi Avati, amici lo sono rimasti per tutta la loro vita. Si sono sposati, hanno avuto figli, e poi nipoti, hanno affrontato assieme le gioie e le avversità della vita. La loro “compagnia” (come li ho sempre sentiti chiamarsi tra loro anche a 80 anni “QUEI BAMBINI”) è un esempio di amicizia profonda, di lealtà, di sostegno reciproco, di cui io son sempre stata testimone fin da piccola.

I primi ricordi di Cesare ed Isa risalgono a quando andavo a giocare a casa loro con la figlia Michela, mentre mia mamma era in negozio.  Ricordo le loro cene e ritrovi, a casa del l’amico Dr. Cocchi, quando a noi bimbi veniva concesso di fare un giretto da soli a Budrio, i più grandi ed i più piccoli assieme (che emozione). Gli anni passavano,  noi bimbi crescevamo, e loro continuavano a ritrovarsi ogni weekend per giocare a bestia, per festeggiare il carnevale (quanto ingegno nei loro costumi! ancora rido guardando le foto) per scambiare due chiacchiere in negozio da mia mamma, per mangiare assieme, per fare una gita.

Nel 1990 un evento tragico ha cambiato la vita della mia famiglia, ma loro ci sono stati sempre, da subito, e per tutti i 18 anni successivi. Non ricordo weekend in cui abbiano lasciati soli i miei genitori. La domenica pomeriggio e sera era un rito, almeno venti persone mangiavano a casa nostra e giocavano a “bestia”. Cesare e Isa non mancavano mai. Isa ricordo che insegnava le lettere dell’alfabeto a mio figlio, Cesare gli parlava del suo amato basket, sport che poi ha praticato per più di dieci anni.

Cesare è stato tante cose: è stato amore per la sua famiglia, allietata negli ultimi anni dalla nascita del suo adorato nipote Ulisse, amore per la sorella Vittoria, sua figlia Annalisa ed il nipote Edoardo. Era amore per il basket in modo viscerale, sport cui ha dedicato buona parte della sua vita, era amore per la buona tavola, e tanto altro.

Se ne è andato in modo repentino, ma sono certa che tutta la numerosa parte della compagnia che lo ha preceduto lo ha accolto a braccia aperte: la sua amata Isa, Vittoria, Walter, la mia mamma, il dr. Cocchi, Cesarino Poggi, Adolfero Massarenti, Vinicio Cesari, Paolo De Luca, la Bibi e Ninni Melloni, la Paola di Luciano, Orietta Felicori e Guido, Bruno Bolognesi.

Me li vedo tutti assieme al tavolo, che si chiamano “bimbiiiiii” , che giocano imperterriti a bestia.  E Cesare, che arriva tra loro col sorriso e con il suo solito “DEGHEDEEEEEN!!!”

Nella foto, festeggiamento di gruppo del 25° anniversario di matrimonio delle coppie presenti: Veroli, Rubbini, Bottazzi, Gasperini
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