Comunicare con il cibo

Cosa rappresenta per noi il cibo? Che emozioni proviamo quando pensiamo a qualcosa da mangiare? Cosa c’è dietro l’attenzione nello studiare, nello scegliere insieme gli alimenti, nel saperli accostare per rendere la cena invitante e appetitosa?

Per molti di noi il cibo rappresenta un gesto d’amore, l’amore verso noi stessi che ci nutriamo e verso gli altri quando ci impegniamo a preparare qualcosa di buono per coloro a cui teniamo.

Un gesto d’amore… come quello di una mamma che allatta il proprio figlio dopo avergli donato la vita. Questo rapporto unico, vitale che inizia con il parto, continua con l’allattamento e prosegue con lo svezzamento. Il cibo ci ricorda la famiglia quando ci si siede a tavola per condividere insieme la giornata o per il pranzo domenicale in una giornata di festa.

Il cibo rappresenta la condivisione di una serata in allegria con gli amici. Si comunica con i profumi, con i sapori e con i colori. Perché anche il colore della tavola è un mezzo di comunicazione: una tavola ben apparecchiata, curata esprime attenzione ed amore.

A volte invece, il cibo diventa strumento per comunicare un disagio: uso il cibo per modificare il mio corpo e far vedere fuori il disagio che ho dentro.

Altre volte invece diventa “caloria affettiva”, un momento di coccole per noi stessi, alla fine di una giornata pesante o in un momento di ansia che sfoghiamo con la ricerca di “qualcosa di buono e dolce” che ci gratifichi. In tutte queste situazioni quindi il cibo rappresenta la vita, l’amore, la tradizione, la ritualità ma soprattutto un’emozione.

Non curarsi del cibo che mangiamo e di come lo prepariamo significa non prendersi cura di sé stessi, significa non amarsi e trascurarsi.

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