Avîv mazè al franzàis?

La banda del Lazzarino in un'incisione d'epoca

Avîv mazè al franzàis? È uno degli antichi detti budriesi (tradotto: Avete ammazzato il francese?) che si sono tramandati fino a oggi e dei quali si è persa l’origine del significato. Tuttora è spesso utilizzato scherzosamente per indicare persone di condizioni finanziarie non buone che, improvvisamente iniziano a sfoggiare lussi e ricchezze, di cui la provenienza non risulta chiara. In genere i detti locali sono in gran parte mutuati dalla cultura contadina, mentre in questo caso l’origine è ben diversa.
Ricostruita dalla storica Fedora Servetti Donati nel suo libro dal titolo “Mò dât ban a Zèga! Detti particolari nel dialetto di Budrio fra Ottocento e Novecento” del 1998, Avîv mazè al franzàis? ha infatti la sua matrice, storicamente documentata, in una tragica aggressione brigantesca, operata a pochi chilometri da Budrio, località Fossatone, sulla strada ora Statale S. Vitale, datata 10 giugno 1855.

Quel giorno, alle 10 del mattino, come riporta Fedora Servetti Donati:

“la feroce banda guidata da Giuseppe Afflitti, detto “il Lazzarino” (già membro di quella – da poco sgominata – del Passatore), la mattina del 10 giugno 1855, raggiunse casualmente la carrozza sulla quale viaggiava il giovane Albert Bourlon de Sarty, che accompagnava la madre pittrice, in Italia per studio. Il giovane fu ucciso con una fucilata mentre apriva lo sportello; entrambi furono spogliati del molto denaro e di tutti gli oggetti preziosi: un grossissimo botti- no (2). Esaltati dall’insperata ricchezza, i malfattori si fermarono a far baldoria in una vicina osteria tenuta da un loro manutengolo. È fama che sia stato proprio l’oste, conosciuta l’uccisione del giovane de Sarty, a pronunziare la frase divenuta proverbiale: Aviv mazè al Jranzàis?, aggiungendo con profetica previsione: Avifdt l’ultma, ragtiz! (”Avete fatto l’ultima, ragazzi!”).

Così fu: il Lazzarino e il suo luogotenente, Valentino Bignami, detto Cunén, purtroppo budriese, catturati dopo un anno di ricerche e appostamenti, furono entrambi condannati a morte e giustiziati a Bologna mediante fucilazione il giorno 8 maggio 1857.

Centro di diffusione del detto fu Budrio, sia per la vicinanza al luogo dove era avvenuto il luttuoso fatto, sia per la notorietà del brigante budriese Cunén; l’interrogazione era indirizzata scherzosamente, ma talvolta anche malignamente, a persone che, povere o di non buone condizioni finanziarie, improvvisamente si abbandonavano a spese grandiose, manifestando una ricchezza di cui non era chiara la provenienza”.

D’ora in poi se sentirete utilizzare questo detto ne saprete qualche cosa di più!

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